Francesca Sallusti


Main | Research | Poetry

Here's a poet (Francesca Sallusti, 1976) who really is out of and above the marsh of young contemporary italian poetry. Her weiting is gaining strenght, beauty and precision with amazing speed, her work is characterized by remarkable purity and honesty, features which are hardly found in other contemporary works. Her first book of poems is due to appear in Spring 2008!

NEW!   F.S. is about to publish her first poetry collection, called La lepre cede il passo all'oro, to appear in April 2008, with essays by Stelvio Di Spigno and Jacopo Ricciardi, L'Arcolaio Editrice, directed by Gian Franco Fabbri.




Da "Lettere a mio marito" (2003)- Lettera V

Caro marito, oggi stiamo insieme sei di là, Teresa ti sta accarezzando la testa di nascosto. So che ti ama molto, dille che per me è meraviglioso... Dille di venire a vivere qui con noi... So che non sa dove stare... Dille che quello smalto le sta bene, quando si passa le mani sulle labbra e piange ti guarda. Oggi mentre dormivi sono andata con tuo figlio in battello... è disperato, è molto vivo, ti somiglia, ha la stessa pelle divina... Sotto quella carne c'è lo stesso mondo. Mi ha dato un bacio. Si è innamorato, ci siamo fumati una sigaretta dove lei passa sempre... Ha le caviglie devastate è felice.
Da "Dicembre" (2005)

In quel tempo la luce premeva nel cielo
e il cielo giaceva nella stanza, ci portava il ristoro,
chino su di me come fosse il casto rifugio prima del cammino.
La volontà si sporgeva in quel giaciglio e glorificava il mio corpo.

*

Lasciammo quelle pareti calde,
la delicatezza della prima mattina e l'ultimo gioco.
Lui cerca la parola lungo il corridoio assolato,
in questa luce che riscalda le ossa a chiunque la trapassi.
C'è solo questo cammino di linee di ferro illuminate dal sole,
le sacche sbattono sulle gambe come cuccioli di giraffa.
Nel cuore un pendio, le braccia si cingono l'un l'altra.

*

Il suo viso appena sbocciato dal mio ventre aperto al mondo,
prendeva man mano forma
rassicurato dalla luce e dal mio onesto respiro.

*

Una nuova consapevolezza sfiora i perimetri della nostra sfera,
assorta nel grembo denso e antico,
ed io e mio figlio ne siamo la dottrina e il seme sbocciato, il rigore.
Placido è il nostro abbraccio e i nostri occhi aperti.

*

I nostri occhi aperti, fragili come le stoffe sotto i lombi delle zingare, sono aperti sulla città,
aspettano la luce che intaglia la pelle e la notte, giaciglio che ruba le forme dei corpi

*

Creatura che tendi la tua vita a chiunque.
Hai fatto di me un volto.
Prima di te l'argilla, il bosco di giorno.
Da "Parte Prima" (2005)

Sotto il cielo di questa città di questa èra l'amore dirotta
trainato da un viso qualsiasi
donna uomo madre figlio.

. . . .

Ho trovato un angolo questa mattina,
a occhi bassi,
come quando l'amore e l'aurora erano un unico sigillo negli occhi
come quando la pelle era (semplicemente) scolpita dal sole,
e contaminavo quel cemento con i miei occhi bassi.

. . . .

La luce che entra nei capelli come il ragno nella tela e i passi tra i passi nella città.
Un' automobile in fretta sulla strada, come la fine del cielo, più calda della pietra
che porti sulla fronte.

. . . .

Dalla mia finestra si vede il profilo di un palazzo illuminato,
come un viso comprensivo e immobile, come il dolore sotto il cielo,
e io dalla mia finestra lo guardo,
dal vetro sottile e pulito pian piano mi addormento.

. . . .

Le labbra come una città deserta aspettano l'amore.

. . . .

Cerco mio figlio, non ho più tracce di lui.
Penso a mio figlio, la busta stretta tra le mani,
i panni appena lavati, se ne andava.
Ora vado a cercarlo dove penso lui si sia nascosto,
su quel ponte alto,
e insieme ci nasconderemo.

. . . .

Ho creduto fino a qualche istante fa alla favola del bacio indiano
nell'arco dei tramonti che inondavano le vesti di mia madre
di quel tempo felice per mia madre, nel ritorno a casa.
E io avrei dovuto sentire quel bacio.

. . . .

Le margherite rosse le margherite blu
sopra i tavoli della città la sera.
Voglio prendere mio figlio tra le braccia
baciare la sua testa di oro e aspettare che il vento
prenda il mio viso.

. . . .

Torno di sera, verso le undici.
E' la prima volta che torno di sera con mio figlio tra le braccia
e la mia via è fiorita.
Non ho paura della notte,
cammino adagio con le scarpe
aperte in omaggio alla primavera
e dietro l'angolo c'è molta gente
con le braccia già nude.

. . . .

Sulla fragile sfera. padre.
Padre che tieni i tuoi figli in grembo, padre straniero e nuovo,
ad alcuni lascia uno spiraglio
ad altri tendi la luce e viceversa.
Elefantina

Sono madre scalza sulle pendici della terra e levigo un'arma, straniera.
La mia nuova terra si chiamerà Elefantina.
In omaggio all'obesità dei giorni la mia nuova terra si chiamerà Elefantina.
Con lei migrerò in me.

Ho riposto le tue ossa nel cielo
anche se io non conosco il cielo
lo posso vedere aspettandoti.
Poi arrivi come l'uccello che migra.

Dunque sei la nuova terra che si stende cadendo
dalle mie mani
l'inchiostro su cui la giovinezza planerà
l'orma sulla schiena dell'universo.
Il volto che l'idolo dirigerà.

Stendi il seme che porto sulla fronte,
te lo donerò tra la fine del giorno e l'inizio di un altro giorno ancora
quando la luce si sporgerà, e lieve e ordinata attenderà fuori alla porta.
appoggiandosi.
Tu porgilo sui tuoi occhi.

Il tuo viso è la mia parola

Scosta il viso dalla pioggia come il battito nel cuore,
la sua pelle sarà la mia nuova vita.
Madre sorella figlia.

Il tuo viso è la mia parola

Rammenda i miei occhi come un tempo si barattava l'orzo
bagna la mia fronte come la delizia del primo vento mattutino.

Il tuo viso è la mia parola

Spargi la mia parola su questa sfera che ha sete,
porgi a lei l'acqua dell'universo.

Il tuo viso è la mia parola